Il 19 marzo del 1986 Papa Giovanni Paolo II visitava Prato. Durante il suo viaggio, Wojtyla esaltò l'importanza ed il valore dell'operosità e del lavoro. Tra una settimana sarà Papa Francesco a fare tappa - seppur per pochissimo tempo - in città. Siamo curiosi di ascoltare le parole del pontefice, e soprattutto ci domandiamo su quali peculiarità deciderà di soffermarsi.

Quando Wojtyla venne a Prato, la città navigava ancora nell'abbondanza: la fiducia nel futuro era ben salda, si facevano progetti, aprivano aziende. Il centro storico era ricco di negozi, nascevano il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, l’Archivio Fotografico, veniva messo in cantiere anche il Museo del Tessuto. D'altro canto, dietro queste novità positive si nascondevano le prime avvisaglie di una profonda crisi industriale. 
Dagli anni '80 ad oggi ecco spuntare il fenomeno dell'immigrazione orientale, che si allargherà pian piano alle oltre cento etnie (molte delle quali stabilitesi dentro le mura) che caratterizzano le nostre strade. Sono cambiate tante cose: si potrebbe parlare di una rivoluzione di pensiero e di abitudini. Siamo convinti che la politica dei centri commerciali avanzerà, contribuendo alla desertificazione del centro storico. Si tratta di fenomeni complessi, sui quali ci auguriamo interverrà il Santo Padre.
Per la nostra associazione, la visita del pontefice coincide anche con la volontà di non arrendersi di fronte alle difficoltà, di spendere nuove energie vitali, di unire gli sforzi per imprimere un segnale positivo al cambiamento.
Dopo quasi 30 anni Prato è cambiata. E fra 30 anni come sarà?
Questo dipenderà soprattutto da noi.