Singolare ed interessante presentazione del progetto realizzato dal Consorzio Santa Trinita assieme all' Università americana New Haven University, al suo direttore Kevin Murphy e alla professoressa Laura Marsh e a Veronica Bartoletti (Artemia) e Matteo Nincheri (Stratos spa), per la riscoperta del  patrimonio artistico nascosto cittadino dal nome "La città invisibile", dopo gli ottimi risultati delle visite guidate gratuite durante lo StreetFood alle scuole e musei del quartiere.

L'affresco resterà disponibile v. Santa Trinita 22 per 30 giorni,verrà poi pubblicato un video che documenterà l'esperienza dei ragazzi americani della #UNH 

Grazie al contributo di 20 studenti dell'istituto di Design e di Belle arti della New Haven, gli studenti hanno riprodotto l'affresco e fatto rivivere uno dei fondi sfitti più belli della nostra Via Santa Trinita (peraltro contenente bellissimo tabernacolo). Un’esperienza che ha portato un pezzo della nostra storia nei lontani States, dando a tutti i pratesi l’opportunità di rinfrescarsi del proprio passato con una rinnovata collaborazione con l’Università americana.

La storia dell’affresco crediamo sia molto significativa e l'abbiamo portata a simbolo di quello che sarà lo sviluppo del progetto della città invisibile che vedrà impegnata nei prossimi mesi il Consorzio Santa Trinita, l'associazione culturale Artemia e la Stratos spa che ci aiuterà a creare un supporto multimediale per far conoscere a tutti la "città invisibile”.  

L'affresco è oggi conservato nell’oratorio del Pellegrino, ma non visibile poiché l’ambiente è chiuso al pubblico, racconta una parte di storia del quartiere Santa Trinita,  delle sue confraternite, Oratori e Compagnie.

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L’opera è stata scelta come esempio per due motivi:

1. Esprime il gusto della committenza a Prato alla metà del Trecento ed un particolare tipo di devozione di quel periodo.

2. Racconta, con i suoi numerosi spostamenti, le trasformazioni di un quartiere

La cronistoria degli spostamenti dell’affresco evidenzia la sua importanza e la devozione che gli era tributata. Bonaccorso di Cino dipinse intorno al 1350 un affresco, che rappresenta la Crocifissione ed i simboli della passione, per la Badia di santa Maria a Grignano, chiesa del monastero vallombrosanodocumentato a Prato dal 1130 e si trovava al di fuori delle mura, circa un miglio e mezzo a sud dell’abitato. Il monastero si trasferì all’interno della nuova struttura difensiva che si andava costruendo nel XIV secolo e delimitò i suoi confini proprio con la cerchia muraria. La chiesa ed il monastero furono molto fiorenti nel Trecento ma persero successivamente di importanza tanto che nel 1651 la Badia fu concessa in enfiteusi a Francesco Fazzi ed ai suoi eredi per tre generazioni. Questi scelse l’area come il luogo dove si sarebbe insediata la Compagnia del Gesù a Prato e dopo altre numerose vicende la costruzione, iniziata nel 1692, del Collegio Cicognini grazie al lascito testamentario di Francesco Cicognini. Al momento della costruzione dell’ala dove oggi si trova il refettorio la Badia di Santa Maria a Grignano doveva essere demolita, per cui si decise nel 1720 di trasferire il venerato affresco con la Crocifissione ed i simboli della passione in uno degli altari laterali della nuova chiesa dei Gesuiti. Nel 1773 fu soppressa la Compagnia del Gesù ed il Collegio fu retto da amministratori che decisero, in accordo con la Curia,di sconsacrare la chiesa dei Gesuiti e di trasformarla nel teatro della scuola. Nel 1776 si decise di trasferire il venerato affresco nella confraternita di San Biagio, oggi non più esistente ma ubicata nell’immobile all’angolo tra le attuali via Cambioni e via Cicognini. In seguito alla soppressione della Confraternita di san Biagio l’affresco con la fu trasferito nella sede attuale, Oratorio della Compagnia del Pellegrino, fondata nel 1588-89 in seguito al ritorno da un pellegrinaggio a Loreto di alcuni fedeli che riportarono a Prato un Crocifisso, oggi nella chiesa della Misericordia, e costituirono una confraternita con fini assistenziali e caritatevoli, soprattutto nel momento della morte.